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Fondo librario "Soggettività femminile"
Teca delle nuove accessioni 2007

torna a teca 2007

Oltre canone. Per una cartografia della scrittura femminile, a cura di Anna Maria Crispino, Roma, manifestolibri, 2003

Per le studiose di letterature a firma femminile e per la critica femminista, confrontarsi con il canone letterario occidentale è stata una necessità ineludibile: una lavoro avviato, a partire dall’ambito delle letterature in lingua inglese, attraverso lo scavo nel passato, una ricognizione «archeologica» alla ricerca del non ancora detto sulle «grandi» già riconosciute e delle scrittrici trascurate, sottovalutate o dimenticate da una tradizione critica. […]
Gli oltre trent’anni di lavoro che ormai abbiamo alle spalle hanno dimostrato la necessità di dare ascolto a quel bisogno e a quel desiderio: l’esercizio della «buona lettura» ci ha restituito testi preziosi e figure straordinarie; ma ci ha portato forse paradossalmente, alla consapevolezza di non volere un «rapporto agonistico con il canone» - come sottolineano molte delle autrici nei saggi di questo volume. Perché sono le stesse scrittrici, ciascuna a sua modo, a segnalare una sostanziale «estraneità alla gerarchia di valore del canone», mescolando i generi, smontandoli dall’interno, collocandosi volutamente ai margini, nella ricerca di una scrittura aderente all’esperienza singolare e alla ricerca di identità e di senso. È questo che le fa, spesso, sperimentatrici e innovatrici, nella lingua e nelle strutture narrative e poetiche.
I testi raccolti in questo volume sono il risultato del confronto, avvenuto nel primo Seminario Estivo Residenziale della Società Italiana delle Letterate (Trevignano di Roma, 2000), proprio intorno alla questione del canone letterario. […] Metodo e contenuto o, come preferiamo definirle pratiche e produzione teorica, sono strettamente connesse: la ricerca di ciascuna si nutre e si alimenta nell’ascolto e nel confronto con le altre. (da: Introduzione di Anna Maria Crispino, pp. 8-10)

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La proposta teorica ritagliata addosso a Dolores Prato e alla sua opera, riguarda invece l’argomento, per certi versi ormai vetusto, dell’autobiografia femminile […] Ricapitolo schematicamente in alcuni punti, per comodità, gli elementi pregressi della discussione sul tema. 1) Verificabilità nella storia dell’assidua relazione, se non addirittura di una sorta di connivenza, fra femminilità e scrittura dell’io, interpretabile come risultanza e amplificazione della pratica del partire da sé; 2) assunzione dell’autobiografia femminile come «figura di lettura» ovvero forma e pratica di relazione; 3) derivazione, dal punto precedente, del fatto che il soggetto non preesiste al suo rappresentarsi e non ne prescinde, e del fatto che 4) più che un paradigma metafisico (la vita} la scrittura dell’io femminile ha di mira un paradigma contestuale (l’esperienza); 5) verificabilità, in base a tutti i punti precedenti, di come l’autobiografia femminile saldi con forza il nesso fra vissuto e scrittura, sostenendosi sulla loro reciprocità di implicazioni e realizzando l’esperienza della «finzione» nel cuore stesso di una ricerca del «vero»di sé […]
Il fenomeno della descrizione nel libro della Prato letteralmente dilaga, e assume proporzioni così esorbitanti da consentirci di parlare di romanzo come di un’unica, mostruosa descrizione. In ciò del resto la Prato, come dicevo, non fa che esasperare, portandola al limite, una caratteristica ravvisabile nella maggior parte delle autobiografie e dei ricordi d’infanzia femminili, dove «racconto» spesso tende a presentarsi nella forma di un «percorso» attraverso i compartimenti di uno spazio (domestico, cittadino, paesaggistico), ovvero in quella di un testo retto sostanzialmente da una metafora spaziale. […]
La lingua di Dolores Prato, che è tutt’uno con lo spazio-tempo e con il romanzo stesso della sua infanzia, è dunque uno straordinario organismo vivente, né potrebbe essere altrimenti. Infatti, connotata a tutti gli effetti come «lingua materna», essa classicamente si configura come forma vitale del recupero e del mantenimento della relazione con la madre, non che delle condizioni della comunicazione con lei: lingua che nasce quindi da necessità troppo impellenti, e sorretta da istanze troppo urgenti sul piano incrociato della biografia e della poetica, per non qualificarsi come un prodotto d’eccezione. (da: L’autobiografia di Dolores Prato di Monica Farnetti, pp. 33- 44)
Fortunatamente c’è anche chi comincia, come Filippo La Porta (1995), ad avvertire, nell’accostarsi alla narrativa femminile contemporanea, una «sorta di irriducibile imbarazzante diversità», nel rapporto con la scrittura e con il mondo. Non è più il «fuori catalogo», il «fuori norma» di Siciliano che, scegliendo dei racconti a firma di donne nell’Antologia dei Meridiani, esprime una difficoltà a collocarli nel panorama italiano, come se la difficoltà fosse insita nella scrittura femminile. Le scritture femminili in realtà non sono tanto fuori di ogni catalogo letterario», ma eccentriche rispetto al canone, quindi fuori «dagli schemi delle abitudini maschili». (da: La biografia di una idea di Clotilde Barbarulli e Luciana Brandi, pp. 106-07)

Le autrici: Clotilde Barbarulli, ricercatrice presso il CNR-Ovi di Firenze e attiva nell’Associazione «II Giardino dei Ciliegi» si occupa di autrici dell’Otto/Novecento e di scritture migranti. Fra i suoi contributi più recenti: Scrivere di/con/su donne del passato, in «LeggereDonna» marzo-aprile 2001; Si prega di non discutere Casa di bambola in Grafie del sé - II vol. Canonizzazione a cura di Monica Farnetti, Bari, Adriatica, 2002. Con Luciana Brandi, I colori del silenzio. Strategie narrative e linghistiche in Maria Messina, Ferrara, Luciana Tufani 2001, (2a ed.), e Appartenenze, resistenze e transiti: nel riflesso inquietante dello spazio domestico, in La perturbante a cura di E. Chiti. M. Farnetti, U. Trader, Morlacchi 2003.

Luciana Brandi, docente di psicolinguistica all’Università di Firenze, si occupa di disturbi del linguaggio e di scritture femminili. Fra le sue pubblicazioni più recenti: Per uno studio dell’autismo, 2001; con Clotilde Barbarulli e Ubaldo Coccoli, Un volto tra le note per oboe («Lavinia fuggita» di A. Banti) nei Quaderni del Dpt. di Linguistica, Univ. di Firenze, 1997; con C. Barbarulli, L'arma di cristallo sui «discorsi trionfanti», l’ironia della Marchesa Colombi, Luciana Tufani 1998; e La sovversione del sorriso: l’ironia della Marchesa Colombi in La Marchesa Colombi, una scrittrice e il suo tempo, Atti del Convegno internazionale di Novara, Interlinea, 200l.

Rita Calabrese, docente di Letteratura tedesca all’Università di Palermo, è autrice di numerosi saggi su figure femminili, autrici di lingua tedesca dal Settecento ad oggi e sulla cultura ebraico-tedesca. Tra le sua principali pubblicazioni: Acher. L'altro. Figura ebraiche nella letteratura tedesca dal Settecento al Novecento, Udine, Campanotto, 1996; con E. Chiavetta, Della stessa madre, dello stesso padre. Tredici sorelle di genii, Ferrara, Luciana Tufani, 1996. Ha collaborato alla Deutsche Literatur von Frauen, a cura di G. Brinker-Gabler, München, Beck, 1988. È socia fondatrice della Società Italiana delle Letterate.

Adriana Chemello, insegna Letteratura Italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofie dell’Università di Padova. Negli ultimi anni si è occupata in particolare del genere epistolare, di quello biografico e della letteratura pedagogico-popolare; con particolare attenzione al tema della lettura e della raffigurazione letteraria del lettore e della lettrice. Ha pubblicato numerosi saggi in volumi miscellanei in Italia e all’estero e ha curato, tra gli altri, il volume Alla lettera. Teorie e pratiche epistolari dai Greci al Novecento, Guerini, 1998. Tra i suoi contributi più recenti: Vittoria Aganoor, Lettere a Giacomo Zanella (1876-1888), Eidos, 1996; Parole scolpite. Profili di scrittrici degli anni Novanta, Il Poligrafo, 1998; Filippo Sacchi e Silvio Negro scrittori-giornalisti vicentini del Novecento, Marsilio, 2001; e con Luisa Ricaldone, Geografie e genealogie letterarie, Il Poligrafo, 2000.

Anna Maria Crispino, giornalista e critico letterario, ha fondato e dirige la rivista «Leggendaria. Libri Letture Linguaggi». È tra le socie fondatrici della Società Italiana delle Letterate, di cui è stata vicepresidente e presidente.

Monica Farnetti, insegna letteratura italiana allo Smith College di Firenze e Northampton (Massachussetts) e svolge attività di ricerca presso l’Università di Firenze. Ha pubblicato saggi su autori e problemi della letteratura italiana antica e moderna, con particolare interesse per la teoria letteraria e la scrittura femminile. Tra gli altri, le monografie su Cristina Campo (Tufani, 1996) e Anna Maria Ortese (Bruno Mondadori, 1998) e la cura dei volumi: Cristina Campo, Sotto falso nome (Adelphi, 1998) e Anna Maria. Ortese, L'infanta sepolta (Adelphi, 2000). È responsabile presso Adelphi della pubblicazione delle opere complete della Ortese - di cui ha curato e prefato il vol. I dei Romanzi (2002) e sta lavorando a un’edizione del canzoniere di Gaspara Stampa. È tra le socie fondatrici della Società Italiana delle Letterate.

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Laura Fortini, insegna Letteratura Italiana all’Università di Sassari. Ha pubblicato numerosi saggi sulle scrittrici italiane, mistiche (Santa Francesca Romana) e del Novecento, in particolare su Alba de Céspedes e Paola Masino. Collabora a «il manifesto» e a «Leggendaria». Fa parte della redazione della rivista «DWF donnawomanfemme», sulla quale ha pubblicato due saggi sulle scrittrici italiane e la questione del canone, I segni sul muro (1995) e La scommessa dell’impossibile letteralità (1999). Ha curato insieme a Paola Bono la pubblicazione del numero di DWF in collaborazione con la Società Italiana delle Letterate, di cui è una delle socie fondatrici, Scritture del mondo (2000).

Luisa Ricaldone, insegna Letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Torino, Nell’ambito degli studi sulla letteratura delle donne ha pubblicato: La scrittura nascosta. Donne di lettere e loro immagini tra Arcadia e Restaurazione, Chnapion-Cadmo, 1996; con Adriana. Chemello, Geografie e genealogie letterarie. Erudite, biografe, narratrici épistollières, utopiste tra Settecento e Ottocento, il Poligrafo, 2000. Ha curato la pubblicazione di carteggi, opere teatrali, diari di erudite e di letterate settecentesche (Elisabetta Mosconi Contarini, Luisa Bergalli Gozzi, Maria Fortuna, Veronica Giuliani); ha collaborato a A History of Women's Writing in ltaly, Cambridge University Press e alla Storia di Torino (vol. V, Presenze femminili nella cultura torinese), Einaudi, 2002.

Alessandra Riccio, è professore associato di Lingue e Letterature Ispanoamericane presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, È stata presidente del Centro interdipartimentale di elaborazione e formazione «Archivio delle Donne» presso la stessa università e membro del direttivo della Società Italiana delle Letterate, di cui è una delle socie fondatrici. Giornalista pubblicista, ha diretto per dieci anni la rivista bimestrale «Latinoamerica» di cui è attualmente condirettrice insieme a Gianni Minà; collabora o ha collaborato a «l’Unità», «il manifesto», «Noi Donne», «Avvenimenti», «Linea d’ombra», «Millelibri», «Leggendaria», «Belfagor» e con varie riviste straniere, tra le quali «Marcha», «Casas de las Américas», «Union», «Lyra», «INTI», «Critica». Corrispondente all’ Avana (Cuba) per «l’Unità» e «Liberazione» per oltre cinque anni, membro della Giuria del Premio Casas de las Américas nel 1992, ha tenuto una rubrica quotidiana «Notifax», per la Radio Ciudad Habana. È stata insignita della Distinción por la Cultura Nacional nel dicembre 2000. Ha tradotto e prologato numerosi libri di autori spagnoli e ispanoamericani.

Dall’indice: Introduzione di Anna Maria Crispino; Segni di Laura Fortini; L'antibiografia di Dolores Prato di Monica Farnetti; Il Settecento, per esempio di Luisa Ricaldone; Oltre il recinto di Adriana Chemello; Biografia di un'idea di Clotilde Barbarulli e Luciana Brandi; Contro il canone di Alessandra Riccio; Risa antiche, echi spezzati. Christa Woolf, Anna Seghers e la revisione del canone nella Repubblica Democratica Tedesca di Rita Calabrese.

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