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Fondo librario "Soggettività femminile"
Teca delle nuove accessioni 2007

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Noel Riley Fitch, La libraia di Joyce. Sylvia Beach e la generazione perduta, Milano, il Saggiatore, 2004

Accade a volte, per un caso o forse per un imperscrutabile destino, che le menti migliori di un’epoca si concentrino in un unico luogo, facendolo diventare così il centro del mondo. Negli anni venti e trenta del Novecento questo luogo fu Parigi, “il posto migliore dove essere giovani”, la città ideale per “vivere da geni”. Qui si ritrovarono Hemingway e Fitzgerald, Pound e Eliot, Faulkner e Auden, Apollinaire, Breton, Gide, Gertrude Stein, Beckett, Benjamin e Valéry. E più tardi Sartre, Simone de Beauvoir, Lacan e lui, James, Joyce, alla ricerca di un editore per il monumentale romanzo che stava terminando. Il loro punto d’incontro era una piccola libreria in rue de l’Odéon, Shakespeare and Company, fondata da una giovane americana approdata alla Ville Lumière nel 1916, appassionata di letteratura e tenace sostenitrice di nuovi talenti: Sylvia Beach.
Fu lei a intuire con lungimiranza il genio di Joyce e a pubblicarne l’opera capitale, l’Ulisse, che molti illustri editori avevano in precedenza bollato come “incomprensibile” e “oscena”. Ma Sylvia fu per Joyce molto più che una semplice editrice: a lui consacrò i dieci anni migliori della sua vita, incoraggiandolo, finanziandolo e promuovendolo presso il pubblico e la critica.
Questa vicenda di dedizione assoluta rivive nel libro di Noel Riley Fitch, nelle cui pagine ritroviamo alcuni dei maggiori scrittori del secolo scorso, colti - per così dire - in presa diretta, sempre in bilico tra il sacro fuoco dell’arte e le traversie del quotidiano, ma fieramente uniti dal senso di appartenenza a una comunità di eletti destinata a ricevere l’ammirazione dei posteri. Su tutti loro domina la figura di Sylvia, socialista, libertaria e femminista, che insieme alla sua compagna Adrienne Monnier costituì per gli autori della “generazione perduta” il ponte fra Europa e America - fra due culture, due mentalità, due lingue, due letterature - sempre guidata dall’amore per i libri e dalla convinzione che la cosa più bella fosse condividere questo amore con gli altri.

Noel Riley Fitch insegna scrittura creativa alla University of Southern California e all’American University di Parigi. Ha pubblicato vari volumi sulla vita letteraria parigina nella prima metà del Novecento (Walks in Hemingway’s Paris, Literary Cafés of Paris).

(dalla seconda e terza di copertina)

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Di norma, l’editore di un grande libro non diventa famoso, ma Sylvia Beach fu un’eccezione. Venne rapidamente sommersa da un’infinità di richieste e avrebbe senz’altro potuto fondare una propria casa editrice. Ma preferì rimanere un punto di riferimento per gli scrittori che per ventidue anni si incontrarono nella sua libreria per prendere un tè, ascoltare i suoi consigli e sentire il suono della loro lingua madre”

(dalla quarta di copertina)

Il filo conduttore di questo libro è la storia dell’amore di Sylvia B. per la sua libreria, ma la Fitch ricorda subito che gli amori sono stati sicuramente tre, Adrienne Monnier, James Joyce e Shakespeare and Company. Sta a noi allora, mentre leggiamo con uno sguardo ormai lontano, mettere nel giusto ordine questi tre amori e scoprire, anche attraverso le parole della Fitch, che un ordine c'è, e Joyce viene per ultimo, nel senso che senza gli altri due questo amore non avrebbe avuto vita possibile.
All’inizio di tutto c'è un incontro, c'è una coppia di giovani donne, un'americana e una francese, che si affacciano sul secolo forti di due famiglie particolari, libere e generose, anche economicamente, tanto da permettere loro di seguire i propri desideri, personali e professionali, senza pregiudizi. Adrienne M. apre la sua libreria (con l'amica Suzanne Bonnierre}, a ventitre anni, nel novembre del 1915, in piena guerra […] Sylvia B., nel 1916 al suo quarto viaggio a Parigi, finirà per stabilirvisi definitivamente […] Quando si incontrano per la prima volta, quindi, Adrienne e Sylvia hanno molto in comune e grandi differenze, una fortissima passione, la lettura, e l’altrettanto forte convinzione che la cosa più bella sia condividere questa passione con altri. Le librerie diventeranno per questo luoghi magici di incontro, passaggio, scoperte, conversazioni, creazione di intense relazioni […].
Il secondo comune amore, per la letteratura, i buoni libri e la lettura, fa si che nate come librerie le due botteghe di vendita diventano subito anche biblioteche di prestito, per non negare a chi passa e sbircia squattrinato la vetrina la possibilità di un piacere che è fonte di gioia e di crescita civile.(da: Il segreto di Sylvia di Liliana Rampello, pp. 11-2
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“I miei amori erano Adrienne Monnier, James Joyce e Shakespeare and Company ” afferma Sylvia Beach. Questo libro è il racconto di questi tre amori.
Il primo è la storia dell’amore tra due donne i cui dettagli erano e restano poco conosciuti. La storia inizia a Parigi in un freddo e ventoso pomeriggio di marzo del 1917. Una giovane americana molto timida, di nome Sylvia Beach, esita ad attraversare la soglia di una libreria e biblioteca circolante della Rive Gauche. La proprietaria, una giovane scrittrice ed editrice francese, molto sicura di sé, Adrienne Monnier, si alza dal suo tavolo e fa accomodare la visitatrice, accogliendola con calore e cordialità. Le due donne parlano per tutto il pomeriggio, dichiarando ognuna l’amore per la lingua e la letteratura dell’altra. […]
La seconda storia è quella dell’amore di una donna per il genio di un uomo. Come la prima, ebbe inizio a Parigi, ma in un caldo pomeriggio di tre anni dopo. A una festa Sylvia Beach scorse l’autore di Ritratto dell’artista da giovane seduto in un angolo tra due scaffali pieni di libri. Si avvicinò timidamente e chiese: «Il grande James Joyce?». «James Joyce» rispose lui. Si strinsero la mano, o meglio, come racconta Sylvia: “Depose la sua, molle e come priva di ossa, sul palmo della mia piccola zampa, robusta e perentoria; non so se questo si possa chiamare ‘stringersi la mano’”. Con questo semplice scambio di battute, Sylvia Beach, dal 1919 proprietaria della libreria e biblioteca Shakespeare and Company, incontrò il suo idolo letterario. (da: Introduzione, pp. 17-8).

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