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Wanda Tommasi, La scrittura del deserto. Malinconia e creatività femminile, Napoli, Liguori, 2004

Il deserto e l’aridità, di cui i periodi malinconici della nostra esistenza ci costringono talvolta a fare esperienza, sono momenti di paralisi delle nostre risorse creative, della nostra capacità di investimento affettivo, della nostra apertura intenzionale al mondo e agli altri. Allora, niente ha più senso, nessuno appare più degno d’amore di chiunque altro, sembra troncata alla radice la stessa capacità di amare: è il deserto della malinconia. Eppure, questo stato di paralisi affettiva può essere anche fonte di una creatività più autentica, uno sprofondamento necessario per attingere alle proprie risorse più intime, là dove la parte più riposta di sé si apre all’ascolto dell’ignoto. Esplorare il legame fra malinconia e creatività femminile in alcune autrici contemporanee è ciò che si propone di fare questo libro: esso attraversa l’opera di Sylvia Plath, Marguerite Duras, Marina Cvetaeva e Ingeborg Bachmann e si chiude con una riflessione sul deserto e sulla speranza nella filosofia di María Zambrano. La malinconia è la fonte segreta di molta scrittura, ma lo è in modo paradossale: a rigore, infatti, chi ne è colpito ammutolisce, sprofonda nel silenzio. Il paradosso è quello di un deserto affettivo e di parola, che, tuttavia, si presenta come il fondo indicibile e oscuro da cui sgorga la scrittura. La malinconia costringe al silenzio, ma l’ascolto del silenzio dà origine alla scrittura del deserto.

(dalla quarta di copertina)

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Wanda Tommasi insegna Storia della filosofia contemporanea all’Università di Verona. Fa parte della comunità filosofica femminile “Diotima”. Fra i suoi lavori più recenti , ci sono due volumi su Simone Weil (Segni, idoli, e simboli, Franco Angeli, 1993 e L’esperienza religiosa, esperienza femminile, Liguori, 1997), Uno su Etty Hillesum (L’intelligenza del cuore, Messaggero 2002), e un testo sulla differenza sessuale nella storia della filosofia (I filosofi e le donne, Tre lune, 2001).

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