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Naomi Klein, Shock Economy, Milano, Rizzoli, 2007

Che cosa hanno in comune l'Iraq dopo l'invasione americana, lo Sri-Lanka post-tsunami, New Orleans dopo l'uragano Katrina, le dottrine liberiste della Scuola di Chicago e alcuni esperimenti a base di elettroshock finanziati dalla Cia negli anni Cinquanta? L'idea che sia utile fare tabula rasa per costruire da zero una mente, un tessuto sociale, un'utopia, quella del fondamentalismo capitalista del libero mercato.[…] Solo uno shock - provocato da un cataclisma naturale o dalla violenza internazionale della guerra, del terrorismo, della tortura – può trasformare il “politicamente impossibile” in “politicamente inevitabile”. Sono parole del guru dell'ultraliberalismo, Milton Friedman, chei suoi zelanti discepoli hanno messo in pratica con sconcertante abilità. Così il trauma dell'11 settembre ha permesso a Bush di appaltare ad aziende private la sicurezza interna e la guerra  all'estero; la ricostruzione dopo l'uragano ha cancellato in un attimo le case popolari e le scuole pubbliche di New Orleans; l'onda dello tsunami ha allontanato dalle coste centinaia di migliaia di pescatori, liberando le spiagge per nuovi villaggi turistici. Shock Economy è un agghiacciante ed argomentato atto d'accusa contro un capitalismo di conquista che sfrutta cinicamente i disastri (a vantaggio di pochi) e ne produce in proprio di ancora peggiori.                                                                                             

Naomi Klein è l’autrice di No logo, bestseller internazionale tradotto in 28 lingue. Ha una rubrica sul “Guardian” e su “The Nation”. Nel 2003 ha pubblicato una raccolta di articoli, Recinti e finestre. Nel 2004 ha realizzato con il regista Avi Lewis The Take, un documentario sull’occupazione delle fabbriche in Argentina, presentato a Venezia e premiato al festival dell'American Film Institute di Los Angeles. Negli ultimi tre anni si è dedicata alla stesura di questo libro, studiando in particolare la ricostruzione in Iraq, che ha commentato con articoli o interviste per la Cnn, la Bbc, la Rai, il “Los Angeles Times” e il “Washington Post”.

(dalla seconda e terza di copertina)

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In uno dei suoi saggi più influenti, Friedman formulò la panacea tattica che costituisce il nucleo del capitalismo contemporaneo, e che io definisco «dottrina dello shock». Osservava che «soltanto una crisi - reale o percepita - produce vero cambiamento.Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile». Alcune persone accumulano cibo in scatola e acqua in previsione di grandi disastri; i friedmaniani accumulano idee per il libero mercato. E quando la crisi colpisce - ne era convinto il professore dell'Università di Chicago - è fondamentale agire in fretta, imporre un mutamento rapido e irreversibile prima che la società tormentata dalla crisi torni a rifugiarsi nella «tirannia dello status quo». Friedman stimava che «una nuova amministrazione dispone di un periodo di sei-nove mesi in cui realizzare i principali cambiamenti; se non coglie l'opportunità di agire incisivamente in quel periodo, non avrà un'altra occasione del genere». Variazione sul tema del consiglio di Machiavelli per cui i danni andavano inflitti tutti assieme, questa si sarebbe dimostrata una delle eredità strategiche di Friedman più durature. (p.13)
Questo libro è una sfida alla pretesa centrale e più cara alla storia ufficiale: che il trionfo del capitalismo senza regole sia nato dalla libertà, che il liberalismo sfrenato vada a braccetto con la democrazia. Al contrario, mostrerò che questo fondamentalismo capitalistico è stato invariabilmente partorito dalle più brutali forme di coercizione, inflitte sul corpo politico collettivo come su innumerevoli corpi individuali.
La posta in gioco è alta. Il corporativismo sta per conquistare le sue ultime frontiere: le economie chiuse e basate sul petrolio del mondo arabo, e i settori delle economie occidentali che a lungo sono stati protetti dal profitto – incluse la risposta alle emergenze e la creazione di eserciti. Poiché non si finge neppure di cercare il consenso popolare prima di privatizzare funzioni economiche tanto vitali, sia in patria sia fuori, serve un’escalation di violenza e disastri sempre maggiori per far avanzare la causa. (p. 27) .

Collegamenti

apri la pagina collegata http://mangialibri.com/?q=node/1598
apri la pagina collegata http://it.wikipedia.org/wiki/Naomi_Klein
apri la pagina collegata http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Peccato-capitale/2042508


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