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Giacomo Leopardi
Canti
dai manoscritti autografi della Biblioteca Nazionale di Napoli
Giacomo Leopardi, disegno di L. Lolli, incisione di G. Guadagnini

L'Infinito
(1819)

A Silvia (1828)

La quiete dopo la tempesta (1829)

Il sabato del villaggio
(1829)

Canto notturno di un pastore vagante dell'Asia
(1829-30)

Il tramonto della luna (1836)

 

Alla morte di Giacomo Leopardi nel 1837, i suoi autografi rimasero in possesso di Antonio Ranieri, amico napoletano del poeta, che le custodý e ne preserv˛ l'integritÓ per oltre cinquant'anni. Fu appunto Ranieri che ne dispose il passaggio per lascito testamentario alla Biblioteca Nazionale di Napoli, a cui le carte sarebbero pervenute, tuttavia, soltanto al termine di una lunga controversia giudiziaria. Espropriato dallo Stato nel 1897 e affidato dapprima all'esame di una commissione ministeriale insediata nella Biblioteca Casanatense di Roma e presieduta dal Carducci, il prezioso archivio leopardiano sarÓ ufficialmente consegnato all'istituto napoletano il 19 maggio 1907.
Oltre alla documentazione autografa della maggior parte dei Canti (tra gli altri Alla luna, L'Infinito, Ultimo canto di Saffo, A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio, Canto notturno, ecc.) e delle Operette morali, il fondo conserva i manoscritti d'autore del Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), del Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica (1818), del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani (1824), dei centoundici Pensieri (1831-1835) e, in primo luogo, le 4526 pagine dello Zibaldone (1817-1832), ora raccolte in sei volumi.
Cospicue sono peraltro le testimonianze epistolari e i materiali avantestuali afferenti al laboratorio leopardiano - quali abbozzi, schede di lavoro, annotazioni bibliografiche, programmi di lettura, ecc. - che sono in grado di documentare l'estesa e complessa parabola evolutiva della scrittura leopardiana dagli anni giovanili agli ultimi esiti del periodo napoletano. I manoscritti sono stati recentemente esposti al pubblico nelle mostre che hanno celebrato il 150░ anniversario della morte del recanatese (1987) e il 200░ della nascita (1998).

Altri nuclei leopardiani, consistenti ma di minore entitÓ, sono conservati dagli eredi del poeta nel palazzo avito di Recanati e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Autografi isolati, ma di indubbio interesse, conservano anche l'Archivio comunale di Visso (MC), la Biblioteca Labronica di Livorno, il Civico Museo storico di Como. Ovviamente sparse in molte sedi sia pubbliche sia private le testimonianze epistolari.

I testi delle schede sono di Marcello Andria (M.A.) e di Paola Zito (P.Z.) e sono estratti da Giacomo Leopardi da Recanati a Napoli. Napoli, Gaetano Macchiaroli editore, 1998

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